Basilica di Sant’Andrea

La basilica concattedrale di Sant’Andrea a Mantova è la più imponente chiesa della città. La sua storia inizia nell’804, quando sorse un primo edificio preromanico dedicato a Sant’Andrea, in seguito alla scoperta della reliquia del Sangue di Cristo. Successivamente, nel 1049, il monastero benedettino fu ricostruito dopo un secondo rinvenimento della reliquia.

La chiesa che possiamo ammirare oggi fu oggetto di una ristrutturazione decisa nel 1472 su progetto di Leon Battista Alberti, commissionato da Ludovico III Gonzaga.

La tomba di Andrea Mantegna, situata nella prima cappella a sinistra, è di particolare interesse, decorata con i disegni dell’artista eseguiti dal Correggio. La basilica di Sant’Andrea rappresenta un punto di riferimento architettonico e storico a Mantova, mantenendo viva la memoria di momenti significativi della città e della sua eredità artistica.

Basilica di San Francesco ad Assisi

Il 16 luglio 1228, Francesco d’Assisi, al secolo Giovanni di Pietro di Bernardone, veniva canonizzato da Papa Gregorio IX. Il giorno dopo, lo stesso pontefice poneva la prima pietra di quella che sarebbe diventata la Basilica di San Francesco di Assisi, fulcro della Cristianità fra i più visitati al mondo, simbolo di pace e perciò scelto spesso per ospitare gli incontri più importanti a favore del dialogo interreligioso.

Il luogo prescelto per la costruzione, indicato in vita dallo stesso “Poverello”, era quello dove un tempo venivano eseguite le condanne a morte e seppelliti i malfattori. Qui, nell’arco di 25 anni, sorse uno dei complessi più spettacolari del Medioevo, che ancora oggi stupisce per l’articolata e imponente struttura, ben visibile già da lontano, arrivando dalla piana che circonda il promontorio di Assisi.

Due le chiese che si innestano una sull’altra. La Basilica Inferiore, a una sola navata, divisa da arcate ribassate in cinque grandi campate e con una serie di cappelle laterali della fine del XIII secolo, presenta un’atmosfera cupa che invita al raccoglimento, prima e dopo la discesa nella cripta dietro l’altare, dove si trova l’urna con le spoglie del Santo. E la Basilica Superiore, ariosa e luminosa, in stile gotico con influssi francesi, a una navata con quattro campare e volte a crociera, transetto e abside poligonale. Protagonisti in entrambe le chiese sono gli spettacolari cicli di affreschi, che al piano inferiore vedono, fra le altre, opere a firma di Pietro Lorenzetti, e a quello superiore due distinti cicli, quello di Cimabue e quello di Giotto, fra le narrazioni pittoriche più mirabili dell’epoca e oltre. Accanto al primo piano si apre poi il Chiostro di Sisto IV, cui si accede al Museo del Tesoro, dove dipinti, oreficerie e tessuti pregiati narrano la storia del complesso, Monumento Nazionale dal 2000 iscritto alla lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme alle altre principali emergenze architettoniche di Assisi. Si vedano la Chiesa di Santa Chiara, fondatrice dell’ordine delle Clarisse, il Duomo di San Rufino, la Chiesa di San Pietro, di Santa Maria Maggiore, la Chiesa Nuova e la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, che la tradizione narra essere il luogo dove il Santo fondò l’Ordine dei Frati Minori, accolse i primi fratelli e fondò l’Ordine delle Clarisse nel 1211.

Duomo di Milano

Il Duomo di Milano, emblema del capoluogo lombardo in Italia e nel mondo, è una testimonianza straordinaria di arte e architettura. L’inizio della sua costruzione nel 1387 ha plasmato nel corso dei secoli una cattedrale imponente, la terza al mondo per superficie, dopo San Pietro a Roma e Santa Maria della Sede di Siviglia.

La facciata, le guglie e la statua dorata della Madonnina si ergono maestose, attraendo visitatori interessati al suo valore religioso, culturale e artistico e offrendo un’esperienza imperdibile per coloro che si trovano di passaggio nel capoluogo lombardo.

L’edificazione del Duomo ha coinvolto numerosi artisti e scultori nel corso dei secoli, risultando in un capolavoro realizzato con il pregiato marmo bianco di Candoglia. La ricchezza della decorazione statuaria, le guglie imponenti e i portali grandiosi dominano la piazza circostante, conferendo al Duomo un’aura di magnificenza.

L’interno del Duomo accoglie i visitatori con solennità, le sue maestose navate scandite da altissimi pilastri in stile gotico lombardo. La Terrazza del Duomo, raggiungibile tramite ascensore, offre una vista spettacolare, consentendo di ammirare gli intricati archi rampanti e i pinnacoli che definiscono la silhouette della cattedrale.

Sulla guglia più alta, a 108 metri di altezza, svetta la statua dorata della Madonnina, simbolo della città. Dalla Terrazza, lo sguardo si estende sui principali monumenti del centro storico di Milano, dalla Loggia dei Mercanti al Palazzo della Ragione, dalla Galleria Vittorio Emanuele ai moderni grattacieli che delineano lo skyline della città. Una visita al Duomo di Milano è un viaggio nella storia, nell’arte e nella grandiosità architettonica di questa icona milanese.

Basilica di Superga

Corso Francia, Palazzo Reale a Torino e Castello di Rivoli. Lungo quest’asse ideale si colloca la Basilica di Superga, che dall’alto del colle omonimo, da 669 metri di quota, domina tutto il capoluogo piemontese fino alle Alpi. A volerne la costruzione fu il duca di Savoia Vittorio Amedeo II, che nel 1706 scelse questo punto di osservazione per tenere sott’occhio lo svolgimento della battaglia contro l’esercito Franco-Spagnolo di Luigi XIV. Gli annali raccontano che mentre si trovava sul colle insieme al Principe Eugenio di Savoia Soisson, con il quale guidava l’esercito locale, il duca fece voto di costruire un monumento alla Madonna in caso di vittoria. All’indomani della vittoria, dunque, il progetto fu affidato a Filippo Juvarra, l’architetto di fiducia di casa Savoia, già artefice di alcune delle Residenze Sabaude, come per esempio la Venaria Reale e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. L’edificazione della Basilica iniziò il 20 luglio 1717 e durò 14 anni, per poi essere consacrata nel 1731.

Visibile sin dal centro città, la chiesa barocca ha dimensioni imponenti, a partire da quelle della cupola ottagonale alta 65 metri (75 se si considera la croce sulla lanterna), contornata da due eleganti campanili gemelli alti 60 metri. La lunghezza del pronao in marmo a otto colonne corinzie è invece di 51 metri, spazio che introduce a un interno solenne a pianta circolare, arricchita da sei cappelle e da quattro altari, oltre all’Altare Maggiore. Di dimensioni generose anche la cripta sotterranea, che accoglie i sepolcri di 58 membri di Casa Savoia.
Il complesso della Basilica di Superga, dal 1997 Patrimonio dell’Umanità Unesco insieme alle altre Residenze Sabaude, comprende anche un ampio monastero con chiostro, che in origine ospitava la Congregazione dei Sacerdoti Regolari, istituita da Vittorio Amedeo II nel 1730, cui sono subentrati, a partire dal 1966, i padri dell’Ordine dei Servi di Maria, attuali gestori della basilica. Sul piazzale a destra della chiesa, si trova un monumento inaugurato nel 1902, dedicato alla memoria del re Umberto I di Savoia.

Basilica Sant’Andrea

Architettura romanica e gotica italiana si fondono nella Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, simbolo del capoluogo di provincia piemontese. Eretta per volontà del cardinale Guala Bicchieri fra il 1219 e il 1227, ha elementi che si ispirano a modelli architettonici cistercensi. Già la facciata merita la giusta attenzione, nel suo originale mix cormatico che
Accosta la pietra verde di Pralungo, la bionda calcarenite del Monferrato e il serpentino di Oria in Valsolda.
Una volta all’interno si scopre l’impianto a croce latina suddiviso in tre navate scandite da campate con volte a crociera costolonate e archi a sesto acuto. Il resto dell’edificio si presenta piuttosto spoglio, in sintonia con quella sobrietà tipica del romanico. Il chiostro adiacente alla basilica, che un tempo ospitava i canonici vittorini, accoglie il Piccolo Studio e l’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale, allestiti negli spazi un tempo destinati rispettivamente alla Foresteria e al refettorio. La Sala Capitolare di epoca medievale merita invece una sosta contemplativa della Madonna col Bambino di Bernardino Lanino.

Abbazia del Goleto

L’ultimo capitolo della quasi millenaria storia dell’Abbazia del Goleto, ossia del complesso della cittadella monastica del Santissimo Salvatore al Goleto, risale al 2021, anno in cui in questo rifugio dello spirito situato tra S. Angelo dei Lombardi e Rocca San Felice, in provincia di Avellino, si è insediata una fraternità presbiterale diocesana, che ogni giorno apre le porte a visitatori e pellegrini.

A fondarla fu nel 1133 Guglielmo da Vercelli, su un terreno ricevuto in dono da Ruggero, signore normanno della vicina Monticchio, il quale espresse il desiderio di creare una comunità mista di monaci e monache guidata da una badessa. E così fu. Il complesso comprendeva il monastero grande delle monache, a fianco dell’abside, e quello più piccolo dei monaci, davanti alla facciata. Grazie all’operato di abbadesse determinate come Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica, la comunità crebbe e si arricchì di terreni e di opere d’arte. La torre Febronia, per esempio, è un vero capolavoro di arte romanica costruita con blocchi lapidei recuperati da un mausoleo romano, mentre la Cappella di San Luca, edificata nel 1255 per accogliere le reliquie del santo evangelista, è il gioiello dell’abbazia.

Santuario Santa Maria dell’Isola

Tropea, Santuario di Santa Maria dell’Isola. In effetti, a guardarlo bene, il promontorio su cui sorge il monumento simbolo del borgo e ormai della Calabria intera, sembra proprio un lembo di terra a se stante, congiunto al centro abitato da un tratto del litorale tirrenico fra i più belli. Con ogni probabilità, questa “isola che non c’è” era già abitata nel VII-VIII secolo da alcuni eremiti, che apprezzavano la serenità del luogo, ideale per una vita contemplativa e ascetica.

Certo è che nell’XI secolo qui approdarono dei monaci basiliani, soppiantati poco dopo dai Benedettini. Questo avvenne attorno al 1060, quando il duca normanno Roberto Il Guiscardo sancì che dal rito greco si passava a quello latino, e con esso, che il possedimento del Santuario, secondo la formula “Sancta Maria de Tropea cum omnibus pertinentiis suis”, entrava nell’orbita dell’Abbazia di Montecassino, nel Lazio, che tuttora ne detiene la proprietà.

Fra leggenda e verità si colloca invece il racconto di una statua della Vergine portata qui dall’Oriente che avrebbe compiuto miracoli, ingenerando una sorta di pellegrinaggio al Santuario. Un fenomeno giunto ai giorni nostri, che, soprattutto in primavera ed estate, vede ancora migliaia di fedeli approdare all’”isola” per chiedere una grazia.

Sacro Monte di Oropa

Guardando la spianata su cui sorge il Santuario di Oropa, circondato dalla corona delle Alpi Biellesi, non resta che pensare che è semplicemente grandioso. Il più importante e vasto santuario delle Alpi, dal 2003 dichiarato Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco insieme al sistema di Sacri Monti di Piemonte e Lombardia, richiederebbe una giornata intera per essere visitato a dovere: si compone infatti di una serie di edifici, costruiti nel corso di secoli a partire probabilmente dal IV d.C. per volere di Sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli e del Piemonte. Le prime notizie certe si hanno invece nel 1207, quando in una Bolla papale si fa riferimento a due chiese in quei di Oropa, risalenti all’VIII secolo. Fu poi dal Quattrocento che le famiglie biellesi iniziarono a costruire case private per ospitare i numerosi pellegrini che giungevano qui per venerare la Madonna Nera. La maggior parte di ciò che vediamo oggi è invece frutto della devozione di Casa Savoia, che a partire dalla metà del XVII secolo mise a disposizione i suoi più grandi architetti – l’Arduzzi, lo Juvarra e il Guarini – per rendere spettacolare il Santuario. E ci riuscirono di certo. Nel complesso si distinguono pertanto la Basilica Antica del Seicento, che al suo interno custodisce il sacello eusebiano decorato da preziosi affreschi del Trecento e la statua della Madonna Nera, realizzata nel Duecento in legno di cirmolo da uno scultore valdostano; la Basilica Superiore (o Chiesa Nuova), la cui realizzazione richiese più di un secolo di lavori. Iniziata nel 1885, fu portata avanti nonostante le due guerre, per essere infine consacrata nel 1960. Di questo edificio, si notano soprattutto le dimensioni mastodontiche della cupola che dominano tutta la valle: 33 metri di diametro per 80 metri di altezza. Ma non è finita. Il Santuario comprende anche le 12 cappelle del Sacro Monte di Oropa, popolate di statue di terracotta policroma dedicate alla storia della vita di Maria. Costruito tra il 1620 e il 1720, richiese la collaborazione di alcuni dei più grandi artisti dell’epoca, che insieme realizzarono un vero e proprio paesaggio sacralizzato.

Sacro Monte di Orta

Ciascuna delle venti cappelle del Sacro Monte di Orta raffigura un episodio della vita di San Francesco, una particolarità che lo rende unico, poiché in genere a essere rappresentata è la vita di Cristo o della Madonna. Realizzato sul modello del vicino Sacro Monte di Varallo, noto come la “Gerusalemme della Valsesia”, sorge al centro della penisola di Orta San Giulio, sulla riva orientale del Lago d’Orta, in provincia di Novara, e presenta un itinerario a spirale che, di passo in passo, illustra vari stili architettonici e decorativi, in un excursus storico-artistico che va dal tardo Rinascimento al Barocco.

Un progetto imponente che vide la collaborazione di numerosi grandi artisti dell’epoca, quali Cristoforo Prestinari, Dionigi Bussola, i Fiammenghini, i fratelli Righi e molti altri, tanto che, insieme agli altri sei Sacri Monti del Piemonte (oltre a Varallo, Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa) e ai due della Lombardia (Ossuccio e Varese), dal 2003 è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.
La ventesima e ultima cappella regala un’altra particolarità: l’edificio è una chiesa di epoca proto-romanica, rifatta nel Seicento ispirandosi alla Basilica Inferiore di Assisi. Un ultimo estremo omaggio al Santo Patrono d’Italia.

Basilica e cupola di San Gaudenzio

Se Torino ha la Mole Antonelliana, Novara ha la cupola antonelliana. Entrambe queste opere piemontesi si devono infatti alla medesima mano, quella di Alessandro Antonelli, che fra il 1841 e il 1878 a Novara edificò appunto la cupola della Basilica di San Gaudenzio, andando a completare l’edificio eretto nell’arco di quasi un secolo, fra il 1577 e il 1659, su progetto dell’architetto Pellegrino Pellegrini, detto Tibaldi, cui nel 1786 si aggiunse il campanile opera di Benedetto Alfieri.

Con una sola navata e pianta a croce latina, la chiesa ha struttura tardo-rinascimentale e possiede numerose opere d’arte, tra cui un’antica cattedra vescovile e un’urna d’argento con i resti del patrono, San Gaudenzio.

Ma torniamo alla cupola, simbolo di Novara. Completamente realizzata in muratura, misura 121 metri di altezza e ha un diametro alla base di 31 metri. Retta da quattro coppie di grandi archi, presenta una struttura piuttosto complessa, costituita da corone concentriche di pilastri in muratura di mattoni, che a loro volta reggono le cupole interne in successione. Infine, al culmine della volta è posta una statua in bronzo ricoperta in lamine d’oro del Cristo Salvatore, opera di Pietro Zucchi datata al 1873.

Per ammirare da vicino tutti i minuziosi dettagli decorativi, accedendo da via Bescapè si può prendere l’ascensore posto all’interno del campanile e salire fino alla Sala del Compasso situata ad oltre 24 metri di altezza. In alternativa, c’è il museo interattivo “Viva la cupola”, con video esplicativi che illustrano la storia del monumento e due cubi di vetro che consentono di effettuare una visita virtuale della stessa dando una prospettiva nuova dell’edificio e della città.

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